Il trasporto marittimo è costituito dal 80% del commercio mondiale.
Un settore importantissimo per il nostro paese, e certamente uno di più dinamici della nostra storia economica.

La domanda che ci si pone è la seguente : come il settore del trasporto marittimo ne uscirà da questa situazione surreale innescata dal COVID 19 ?

Rendiamoci conto che tutto il traffico marittimo delle merci, è controllato da pochi grandi conglomerati, in linea di massima , solo da 10 compagnie.

Negli ultimi anni, queste compagnie hanno avuto un trend di crescita raggiunto grazie alla fusione e alle alleanza create per esigenze primarie di condivisione dei rischi e dei costi, e ovviamente quindi al mantenimento dei network ad essi collegati.

In testa alla classifica troviamo il colosso danese Maersk Line che ingloba il 17% del mercato globale, seguita dalla MSC con il 16%, e dalla COSCO al 12,5%.

Restano in linea la francese CMA CGM (11,4% di quota di mercato) e la taiwanese Evergreen (6% quota di mercato) che formano l’Ocean Alliance.
La terza Alleanza è formata infine dalla tedesca Hapag-Lloyd (7,4% di quota di mercato), la sino-singoporeana Yang Ming (2,8% quota di mercato), la coreana Hiunday (6% quota mercato) , e la giapponese ONE (6,7% quota di mercato).

Tutte queste grosse aziende, sono state ovviamente colplite dalla pandemia, e gli effetti risultanti sono stati in primis, la minore domanda di beni e materie prime che ha conseguentemente spinto al ribasso i tassi di nolo.

Il calo della domanda di trasporto conseguente alla diffusione della pandemia di coronavirus sta portando, per contenere le perdite, un numero
sempre maggiore di compagnie a ricorrere ai blank sailing ovvero la cancellazione della toccata di un porto, un’area oppure di un’intera
tratta marittima
. La 2M Alliance formata da Maersk e MSC ha annunciato, ad esempio, un black sailing sul 21% del commercio Asia-Europa
al fine di gestire al meglio la propria capacità operativa.

A preoccupare sono principalmente gli effetti che il coronavirus sta avendo su tutta la catena logistica: dal reperimento dell’equipaggio,
alla sicurezza a bordo, dai ritardi nei rifornimenti a quelli legati alle ispezioni a terra.
Molti paesi hanno risposto alla pandemia
imponendo lockdown o limitando i movimenti. Alcuni rivenditori e produttori non riescono a ritirare il carico e i container perché i
loro magazzini sono pieni o chiusi andando così a congestionare i porti. Porti stessi condizionati da una limitata disponibilità di
forza lavoro che riduce la capacità di distribuire e movimentare le merci, aggravando la congestione e causando l’interruzione della
catena di approvvigionamento
, compresa la circolazione di beni essenziali e di prodotti alimentari. Il carico non ritirato nei porti, a sua volta, crea congestione e occupa spazio, riducendo la capacità del carico in entrata e dei container. Infine, se il carico non è di beni essenziali, non può essere spostato nei porti durante un blocco nazionale. Ciò può comportare che la nave arrivi al porto e non trovi alcun carico da spedire. Il tutto con importanti implicazioni assicurative e controversie legali.

Quindi cosa accadrà ?
Mentre è quasi impossibile fare previsioni a breve termine per il settore una volta che la pandemia sarà sconfitta, la crisi sanitaria potrebbe stimolare gli investimenti in diversi segmenti della robotica e della tecnologia dei trasporti. Si prevede infatti che nel futuro verrà fortemente potenziata la tecnologia collegata all’analisi dei dati e all’uso dell’intelligenza artificiale al fine di migliorare la gestione complessiva della catena di fornitura end-to-end. Gli investimenti nelle aziende di tecnologia dei trasporti aiuteranno l’industria a collegare tutti i diversi attori, spedizionieri, broker e trasportatori, e ottimizzarne le operazioni.

Ma il passo successivo, strettamente collegato al primo, sarà quello di passare progressivamente all’automatizzazione tanto nella parte di handling in banchina quanto in scenari futuribili anche del trasporto marittimo autonomo.
La prima nave cargo a guida autonoma è stata varata in Cina, con un primo viaggio inaugurale a Zhuhai, nel Guangdong a novembre del 2019. Secondo gli ideatori, la guida autonoma ridurrà del 20% i costi di costruzione, del 20% i costi di esercizio e del 15% il consumo di carburante. Altre società si muovono nel frattempo, come la coreana Samsung che sta investendo nella creazione di una piattaforma di navigazione intelligente attraverso la sua divisione Samsung Heavy Industries.


Fonte : https://www.ispionline.it/

Noi della luema srl, come sempre, siamo informati costantemente, e cerchiamo di far navigare nella direzione più sicura per noi e per i nostri clienti, certi che questa tempesta finirà quanto prima.

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